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Renzi Valerio maresciallo

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VALERIO RENZI MARESCIALLO Nato a Torricella in Sabina (RI) il 29 giugno 1938 Ucciso ALissone (MI) il 16 luglio 1982


Medaglia  d'argento al valor civile alla memoria

Medaglia  di bronzo al valor Civile alla Memoria
  
con la seguente motivazione
Nato a Torricella in Sabina (RI) il 29 giugno 1938. Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri.
Fu arruolato nell’Arma nel 1956 e conseguì la promozione a Maresciallo Capo nel 1980. Prestò servizio in Reparti Territoriali in Abruzzo, Trentino Alto Adige e Lombardia; dal 1975 era in servizio alla Stazione di Lissone (MI).
Ucciso il 16 luglio 1982. Insignito della medaglia di bronzo al Valor Civile “alla memoria”, l’11 ottobre 1983.
Valerio Renzi (Rieti, 1938 – Lissone, 16 luglio 1982) è stato un carabiniere italiano.
Maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Lissone, coniugato e padre di due bambini, morì in un agguato nel corso di una rapina all'ufficio postale.
Quella zona della Brianza, allora particolarmente sotto il tiro brigatista, rappresentava un punto chiave per la lotta al terrorismo. Lì vi operava il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che gestiva, proprio lì, il gruppo antiterrorismo, poiché a Milano e dintorni vi era una vasta presenza di cellule delle Brigate Rosse.
L'omicidio Renzi è uno degli ultimi attentati degli anni di piombo in Italia.
Come era sua usanza, la mattina del 16 luglio 1982 Renzi si recò da solo, con la sua Alfetta di servizio, presso l'ufficio postale di Lissone per ritirare la corrispondenza.
Girato l'angolo attorno all'edificio, a sua totale insaputa soggetto ad un "operazione di esproprio proletario", veniva accolto da raffiche di Kalashnikov provenienti da lati diversi della strada e dell'edificio. Renzi riusciva ad aprire la portiera ma continuarono le raffiche. L'auto, ormai incontrollata proseguiva ancora da sola la sua corsa, mentre un componente del comando delle BR lo "finiva" a colpi di pistola.
In seguito le indagini rivelarono la presenza di 3 "pali" i quali accolsero Renzi a violentissime raffiche di Kalashnikov. L'Alfetta venne crivellata e ridotta ad un colabrodo sotto i 70 colpi esplosi verso Renzi.
Il suo omicidio venne rivendicato dalla colonna Walter Alasia, ramo scisso delle Brigate Rosse.
La fuga degli assassini e la caccia ai terroristi [modifica]
Subito dopo l'efferato omicidio del comandante, i brigatisti fuggono a bordo di una Fiat Ritmo azzurra e di una Fiat 131.
Inizialmente fanno perdere le loro tracce. Le auto vengono in seguito ritrovate abbandonate.
La moglie ed i due figli di Renzi (al momento dell'omicidio in vacanza a Bressanone presso parenti) vengono riaccompagnati dal fratello della donna a Milano.
La stessa notte un comunicato delle BR a varie testate giornalistiche recita:
Alcuni giorni dopo, i terroristi, braccati da polizia e carabinieri progettano, tranquillamente seduti in una gelateria milanese il prossimo "esproprio proletario".
Tre poliziotti in borghese entrano casualmente nel locale e notano una pistola appoggiata in un sacchetto sul tavolo dove siedono i brigatisti. Uno si divincola nel bagno dove carica immediatamente l'arma.
Gli altri due si avvicinano ai terroristi e chiedono ad uno di loro il porto d'armi. Questo con fare tranquillissimo fa finta di cercarlo, estrae la pistola, inizia a sparare, ma il poliziotto nascosto in bagno risponde immediatamente al fuoco ferendo i terroristi e neutralizzandoli.
Uno di loro, fortemente sanguinante, fugge dal locale, ferma una macchina con a bordo una signora, si mette alla guida ma muore dissanguato pochi isolati dopo. Gli altri vengono catturati.
Il seguito [modifica]
L'Arma dei Carabinieri conferisce la Medaglia d'argento al valor civile alla memoria a Valerio Renzi e fa erigere sul luogo dell'attentato, di fronte alla posta di Lissone, un monumento in sua memoria .
Per alcuni anni l'Associazione Nazionale Carabinieri organizzò il "PREMIO RENZI" al teatro di Lissone dove, in presenza dei più alti esponenti dell'Arma lombarda, la moglie di Renzi, Anna Evangelisti, consegnò a vari personaggi noti, tra cui Giovanni Trapattoni, Giuseppe Albertini, Roberto Formigoni e molti altri, un quadro commemorativo allo scopo di mantenere vivo il ricordo.

 
 
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