Pignatelli Luciano carabiniere - anc eroi

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Pignatelli Luciano carabiniere

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CARABINIERE LUCIANO PIGNATELLI nato a Giovinazzo deceduto a Catelmorrone (Caserta) il 4 dicembre 1987


    
Medaglia  d'oro al valor Militare alla Memoria

  

con la seguente motivazione
A diporto in abito civile unitamente a pari grado, appreso che poco prima quattro malviventi armati avevano perpetrato rapina ai danni degli avventori di un esercizio pubblico dandosi poi alla fuga a bordo di autovettura di grossa cilindrata, con altissimo senso del dovere e cosciente sprezzo del pericolo, si poneva alla loro ricerca con la propria autovettura. Intercettati i fuggitivi ed ingaggiato con essi conflitto a fuoco, nel corso di prolungato inseguimento ad elevata velocità fuoriusciva con l'auto dalla sede stradale finendo nella sottostante scarpata, ove, ferito ed impossibilitato a difendersi, veniva vilmente ucciso dai criminali con numerosi colpi d'arma da fuoco. Luminoso esempio di elette virtù militari, ammirevole abnegazione e dedizione al servizio spinto fino all'estremo sacrificio.
Castelmorrone (Caserta) 4 dicembre 1987   D.P.R. 31-10-1988
STORIA
CARMELO GANGI E LUCIANO PIGNATELLI
Un destino beffardo accomunò, in quel maledetto 4 dicembre 1987, i due giovani militari liberi dal servizio che, a bordo di una Fiat Rit­mo, si lanciarono immediatamente all'inseguimento della Saab 9000 della banda, respon­sabile della rapina consumata pochi minuti prima nel centro abitato campano.
Per un'in­credibile coincidenza, dopo un lungo inseguimento e pur non avendo percorso la stessa strada, i due carabinieri inter­cettarono l'auto incriminata tra Castel Morrone e Piana di Monte Verna.
I rapinatori, do­po una curva ed approfittando dell'oscurità, svoltarono in aperta campagna, e, spegnen­do i fari, attesero il passaggio di Ganci e Pignatelli, quest'ultimo di appena 23 an­ni, in riafferma.
I due militari, raggiunti, affiancati e mandati fuori strada, diventarono ber­saglio facile dello spietato commando che, imbracciando un fucile Winchester 30 Luger calibro 7,65, si accanì con inaudita violenza contro i carabinieri, entrambi prigionieri all'interno dell'abitacolo.
I due militari dell'Arma rimasero feriti e, pertanto, impossibilitati a muoversi e a difendersi. Una condizione di debolezza che, secondo la sentenza, non sfuggì ai rapinatori. I tre, da quanto emerso dall'inchiesta, scesero dalla loro Saab 9000 e, a sangue freddo, fecero di nuovo fuoco per essere sicuri di aver ucciso i militari.
A terra furono ritrovati oltre 60 colpi esplosi all'indirizzo di due eroi. Eroi comuni, di casa nostra, che sia pure liberi dal servizio tentarono di fermare l'auto dei fuggitivi, resisi responsabili pochi istanti prima di una rapina ad un bar di Castel Morrone


 
 
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