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Maritano Felice maresciallo

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FELICE MARITANO MARESCIALLO nato a Giaveno (TO) il 15 gennaio 1919 assassinato a Robbiano di Mediglia (MI), 15 ottobre 1974

Medaglia  d'oro al valor Militare alla Memoria


  
con la seguente motivazione
“Già più volte decorato al valor militare e dieci volte solennemente encomiato per brillanti e rischiose operazioni di polizia giudiziaria, chiamato – su sua reiterata richiesta – a far parte di un nucleo speciale di polizia giudiziaria per la lotta contro il terrorismo, si distingueva – per intelligente capacità professionale e per coraggiosa dedizione al dovere – in una serie di azioni che conducevano fra l’altro a disarticolare una organizzazione eversiva, da tempo costituitasi per colpire e sovvertire le istituzioni dello Stato, ed a catturarne taluni pericolosi esponenti. Da ultimo, offertosi volontario per capeggiare rischioso appiattamento notturno presso una base operativa della banda armata, riusciva ad intercettare uno dei banditi, che affrontava con determinazione e cosciente sprezzo del pericolo anteponendo la propria persona a quella dei dipendenti. Benchè colpito gravemente al petto dal fuoco del malvivente, persisteva nella sua decisiva reazione, sino a ferire l’aggressore e – ormai morente – ad incitare i suoi uomini a catturarlo. Decedeva poco dopo, immolando, in difesa della legge, la sua esistenza e lasciando ai posteri un fulgido esempio di elette virtù militari e di esaltante dedizione al dovere.
Piemonte – Emilia – Lombardia e Robbiano di Mediglia (MI), 27 maggio – 15 ottobre 1974”
STORIA
Agli inizi degli anni settanta una minaccia consistente e pericolosa per la stabilità istituzionale veniva da un nemico interno: il partito armato, ufficialmente costituitosi nel maggio del 1972, quando le Brigate Rosse annunciavano il loro passaggio alla clandestinità. La grave situazione e le lungaggini burocratiche per l’organizzazione di un’azione coordinata a livello centrale fece si che il comando dell’Arma decise di muoversi autonomamente.
L’iniziativa partiva dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, comandante della Prima Brigata carabinieri, che creava un primo nucleo speciale “anti Brigate Rosse” comprendente 9 ufficiali, 22 sottufficiali e 9 militari. Fra di loro il maresciallo maggiore Felice Maritano che fu una delle prime vittime della strenua battaglia condotta dall’Arma nei confronti del terrorismo armato.
Il Maresciallo Maritano, nato a Giaveno (TO) il 15 gennaio 1919 è stato un Carabiniere eroe di guerra nei Balcani prima dell’8 settembre 1943 e della Guerra di Liberazione dopo l’armistizio. Sui Balcani si meritò diverse onorificenze (tra cui la promozione sul campo ad Appuntato ed una Croce al Valor Militare).
Si comportò con valore anche nella Guerra di Liberazione così come in tempo di pace come d mostrano gli encomi che gli furono riconosciuti. Nel 1974, dopo 35 anni di servizio ed all’età di 55 anni, ormai prossimo ad una meritata pensione, venne a sapere che Carlo Alberto Dalla Chiesa stava cercando uomini per il suo Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri e subito chiede di esservi trasferito; contribuendo alle indagini per la cattura di Renato Curcio e Alberto Franceschini. Il 15 ottobre 1974 nel corso di un appostamento a Robbiano di Mediglia viene individuato il terrorista Roberto Ognibene che accorgendosi della trappola scappa per le scale inseguito dai militari che gli intimo di fermarsi.
Ognibene esplode alcuni colpi di pistola che colpiscono Maritano che, nonostante le gravi ferite, continua l’inseguimento scostando un altro dei carabinieri e rispondendo al fuoco. Ognibene ferito cade al suolo mentre Maritano gli si accascia accanto non prima di aver esortato i due colleghi che sopraggiungono di occuparsi del terrorista e di arrestarlo. Il Maresciallo Maritano muore durante il trasporto in ospedale lasciando la moglie e quattro figli.
Di Lui  scriveranno i suoi Superiori diretti che era un sottufficiale di eccezionale statura morale e militare; che aveva elevato il culto del dovere e dell'onore a superiore forma di vita; che era dotato di spiccate qualità professionali, che si era sempre distinto, durante la sua lunga carriera, per la dignità e la consapevolezza con le quali svolgeva il suo silenzioso, tenace lavoro quotidiano, nonché per lo slancio, il coraggio e l'abnegazione che poneva nel portare a termine i numerosissimi incarichi rischiosi e di responsabilità.
Il maresciallo Maritano sapeva farsi apprezzare e benvolere non solo da superiori, colleghi e dipendenti, ma anche dalla popolazione e dalle Autorità, per le sue straordinarie qualità di uomo e di soldato che, accomunate alla giusta fermezza, lo portavano a svolgere nel modo migliore il suo ruolo di comandante di Stazione e ad inserirsi nel tessuto sociale fino a percepirne ed a prevenirne tensioni e fermenti.
Così affermano i suoi superiori: “La sua eletta figura di uomo e di soldato, nel quale si compendiano le migliori virtù del Carabiniere, del cittadino, del padre di famiglia premuroso ed esemplare rende il Maresciallo Maggiore Maritano meritevole di essere incluso nel novero degli Eroi, quale fulgido esempio da imitare.
Agli inizi degli anni settanta una minaccia consistente e pericolosa per la stabilità istituzionale veniva da un nemico interno: il partito armato, ufficialmente costituitosi nel maggio del 1972, quando le Brigate Rosse annunciavano il loro passaggio alla clandestinità spiegando in un documento come essa fosse “una condizione indispensabile per la sopravvivenza di un’organizzazione politico-militare che operi all’interno delle metropoli imperialiste”.
Il sequestro del sindacalista Labate, del dirigente FIAT Amerio e quello del giudice genovese Sossi, nell’aprile del 1974, erano la dimostrazione di una capacità organizzativa e di una determinazione contro la quale lo Stato avrebbe ingaggiato una battaglia lunga e drammatica.
La grave situazione e le lungaggini burocratiche per l’organizzazione di un’azione coordinata a livello centrale fece si che il comando dell’Arma decise di muoversi autonomamente.
L’iniziativa partiva dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, comandante della Prima Brigata carabinieri, che creava un primo nucleo speciale “anti Brigate Rosse” comprendente 9 ufficiali, 22 sottufficiali e 9 militari.
Fra di loro il maresciallo maggiore Felice Maritano che fu una delle prime vittime della strenua battaglia condotta dall’Arma nei confronti del terrorismo armato.
Il Maresciallo Maritano, nato a Giaveno (TO) il 15 gennaio 1919 e a cui è dedicata la nostra sezione è stato un Carabiniere eroe di guerra nei Balcani prima dell’8 settembre 1943 e della Guerra di Liberazione dopo l’armistizio.
Sui Balcani si meritò diverse onorificenze (tra cui la promozione sul campo ad Appuntato ed una Croce al Valor Militare).
Si comportò con valore anche nella Guerra di Liberazione così come in tempo di pace come dimostrano gli encomi che gli furono riconosciuti.
Nel 1974, dopo 35 anni di servizio ed all’età di 55 anni, era ormai prossimo ad una meritata pensione.
Venne però a sapere che Carlo Alberto Dalla Chiesa stava cercando uomini per il suo Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri e subito chiede di esservi trasferito: in considerazione della sua grande e comprovata esperienza, la richiesta viene esaudita già il 27 maggio, cinque giorni dopo la costituzione del nuovo reparto, diventandone subito una delle figure chiave contribuendo in modo determinante alle indagini che portarono alla cattura di Renato Curcio e Alberto Franceschini.
Studiando il materiale rinvenuto nel covo si riuscì a scoprirne un altro a Robbiano di Mediglia che trovarono vuoto ma non abbandonato, così Maritano si offre per partecipare alla sua sorveglianza per catturare i tre terroristi che lo frequentavano.
Dopo giorni di appostamenti i brigatisti finalmente si presentano, separatamente: nel primo pomeriggio del 14 luglio 1974 viene arrestato il terrorista Pietro Bassi, e nella serata Pietro Bertolazzi.
Entrambi sono bloccati prima di poter far uso delle armi.
Intorno alle tre del mattino arriva Roberto Ognibene che accorgendosi della trappola scappa per le scale inseguito dai militari che gli intimo di fermarsi.
Ognibene esplode alcuni colpi di pistola che colpiscono Maritano che nonostante le gravi ferite, continua l’inseguimento scostando un altro dei carabinieri e rispondendo al fuoco.
Ognibene ferito cade al suolo mentre Maritano gli si accascia accanto non prima di aver esortato i due colleghi che sopraggiungono di occuparsi del terrorista e di arrestarlo.
Il Maresciallo Maritano morì durante il trasporto in ospedale lasciando la moglie e quattro figli.
Di Lui, pochi giorni dopo la sua tragica scomparsa avvenuta il 15 ottobre 1974 a Robbiano di Mediglia nel corso di un conflitto a fuoco con brigatisti rossi, scrivevano i suoi superiori diretti, nel proporlo per la concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare che era un sottufficiale di eccezionale statura morale e militare.
Di lui sappiamo di quanto alto fosse il culto del dovere e dell’onore a superiore forma di vita; che era dotato di spiccate qualità professionali che lo avevano contraddistinto nel corso della sua lunga carriera.
La consapevolezza, la dignità con le quali svolgeva il suo silenzioso lavoro quotidiano, lo slancio, il coraggio e l’abnegazione ne hanno contraddistinto l’opera soprattutto nel portare a termine i numerosissimi incarichi di responsabilità.
Il maresciallo Maritano sapeva farsi apprezzare e benvolere non solo da superiori, colleghi e dipendenti, ma anche dalla popolazione e dalle Autorità, per le sue straordinarie qualità di uomo e di soldato che, accomunate alla giusta fermezza, lo portavano a svolgere nel modo migliore il suo ruolo di comandante di Stazione e ad inserirsi nel tessuto sociale fino a percepirne ed a prevenirne tensioni e fermenti.
Così affermano i suoi superiori: “La sua eletta figura di uomo e di soldato, nel quale si compendiano le migliori virtù del Carabiniere, del cittadino, del padre di famiglia premuroso ed esemplare rende il Maresciallo Maggiore Maritano meritevole di essere incluso nel novero degli Eroi, quale fulgido esempio da imitare.
Il 13 maggio 1975, lo stesso Capo dello Stato, in accoglimento della proposta formulata dai superiori gerarchici, concedeva al Maresciallo Maritano la Medaglia d’Oro al Valor Militare – alla memoria – con la seguente motivazione:
“Già più volte decorato al valor militare e dieci volte solennemente encomiato per brillanti e rischiose operazioni di polizia giudiziaria, chiamato – su sua reiterata richiesta – a far parte di un nucleo speciale di polizia giudiziaria per la lotta contro il terrorismo, si distingueva – per intelligente capacità professionale e per coraggiosa dedizione al dovere – in una serie di azioni che conducevano fra l’altro a disarticolare una organizzazione eversiva, da tempo costituitasi per colpire e sovvertire le istituzioni dello Stato, ed a catturarne taluni pericolosi esponenti. Da ultimo, offertosi volontario per capeggiare rischioso appiattamento notturno presso una base operativa della banda armata, riusciva ad intercettare uno dei banditi, che affrontava con determinazione e cosciente sprezzo del pericolo anteponendo la propria persona a quella dei dipendenti. Benchè colpito gravemente al petto dal fuoco del malvivente, persisteva nella sua decisiva reazione, sino a ferire l’aggressore e – ormai morente – ad incitare i suoi uomini a catturarlo. Decedeva poco dopo, immolando, in difesa della legge, la sua esistenza e lasciando ai posteri un fulgido esempio di elette virtù militari e di esaltante dedizione al dovere.
Piemonte – Emilia – Lombardia e Robbiano di Mediglia (MI), 27 maggio – 15 ottobre 1974”

 
 
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