Ievolella Vito maresciallo - anc eroi

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Ievolella Vito maresciallo

I

VITO IEVOLELLA CON LA FIGLIA LUCIA


Medaglia  d'oro al valor Civile alla Memoria


con la seguente motivazione:
“Addetto a nucleo operativo di gruppo, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, si impegnava con infaticabile slancio ed assoluta dedizione al dovere in prolungate e difficili indagini - rese ancora più ardue dall'ambiente caratterizzato da tradizionale omertà - che portavano alla individuazione ed all'arresto di numerosi e pericolosi aderenti ad organizzazioni mafiose. Proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile agguato tesogli da quattro malfattori, immolava la vita ai più nobili ideali di giustizia e di grande eroismo”.
26 aprile del 1983
STORIA
Vito Ievolello 10 settembre 1981
Il sottufficiale dei carabinieri fu ucciso a Palermo in Piazza Principe di Camporeale il 10 settembre 1981 da sicari mafiosi. Si trovava nella sua auto, una Fiat 128. Aspettava insieme alla moglie la figlia Lucia, impegnata in una lezione di scuola-guida. Gli assassini lo affiancarono con un'altra vettura esplodendo numerosi colpi di fucile e pistola.
Dopo l'arruolamento nell'Arma dei Carabinieri (1948), fu destinato alla Legione di Alessandria. Nel biennio 1958-1959 il corso di Allievi Sottoufficiali della Scuola di Firenze.
Dopo il superamento del corso fu trasferito alla Legione di Palermo. In particolare prestò servizio presso la stazione di Palermo Centro e di Palermo Duomo.
Nel 1965 fu trasferito al nucleo investigativo del Comando Gruppo, dimostrando straordinarie capacità per serietà, coraggio e dedizione al dovere.
Fu impegnato nella Stazione dei Carabinieri “Duomo” e guidò Stazione “Falde”, corrispondente al territorio dell’attuale quartiere di Monte Pellegrino.
Fu trasferito alla Caserma “Carini”, in Piazza Giuseppe Verdi, dove prestò servizio fino al giorno della sua morte.
Nella Caserma “Carini” coordinò le attività del reparto “Delitti contro il patrimonio” del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo. I risultati ottenuti grazie alle sue efficaci tecniche investigative furono ricompensati da 7 encomi solenni e da 27 apprezzamenti del Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri. La causa del suo omicidio è probabilmente legata ad una sua indagine del 1980 che si concluse con uno scottante rapporto dal titolo “Savoca più quarantaquattro”, che implicava fortemente la famiglia mafiosa Spataro, e che riguardava il contrabbando delle sigarette, già intrecciato al traffico degli stupefacenti.


 
 
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