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Gildoni Valerio colonnello

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Gildoni Valerio colonnello



Medaglia  d'oro al valor Militare alla Memoria


 

con la seguente motivazione
«Con ferma determinazione ed esemplare iniziativa, unitamente ad altri militari, avviava una delicata opera di persuasione nei confronti di un uomo che, in stato di alterazione psichica, si era barricato all'interno della propria abitazione esplodendo un colpo d'arma da fuoco all'indirizzo di una pattuglia di carabinieri precedentemente intervenuta. Resosi conto della situazione di estremo pericolo anche per l'incolumità degli altri presenti, con insigne coraggio e consapevole del grave e manifesto rischio, senza far uso dell'arma in dotazione, non esitava ad avvicinarsi allo squilibrato per stabilire un contatto diretto e convincerlo a desistere, venendo proditoriamente attinto da un colpo di fucile che ne causava la morte. Fulgido esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere, spinti fino all'estremo sacrificio.»
— Nanto (VI), 17 luglio 2009.
LETTERA IDEALE DEL COMANDANTE DELLA LEGIONE CC“VENETO” AL  SUO UFFICIALE, EROICAMENTE CADUTO SUL FRONTE DEL DOVERE.
(tratta da INFORMASAGGI n. 2 - Febbraio 2012 - Anno III)

http://www.assocarabinieri.it/unisaggi/doc/InformaSaggi_2012_n_3.pdf

“Caro Valerio,
nel giorno della Festa dell’ Arma, a Roma, il 4 giugno del 2010, Ti è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valore Militare, con una motivazione che è un inno perenne alla religione del Dovere e al cosciente sprezzo del pericolo; l’insegna più alta delle Forze Armate, che onora l’aristocrazia del Merito. La Tua diletta Barbara, che con Te ha vissuto e continua a vivere in intima simbiosi, ha ricevuto dal Presidente della Repubblica la Medaglia sul Suo Cuore, desolato ma fiero. Sono stati  momenti  di
grande emozione per le migliaia di presenti nella splendida cornice di Piazza di Siena, quando i Reggimenti hanno presentato le armi ed i tamburi della Banda hanno rullato dopo la lettura della motivazione. Ti furono resi gli onori che meritavi  ma,  soprattutto,  si  comprese  quanto bene avevi seminato nel breve arco di tempo in cui hai retto il Comando del Reparto Operativo di Vicenza. Accetta, sapendoti schivo e lontano da logiche effimere, che il Tuo nome sia scritto per sempre sulle Tavole della secolare Storia dell’Arma nostra, e accetta pure che scriva, come ho  detto a Tua moglie, che Tu sei Eroe non per come sei morto, bensì per come hai vissuto! Le tragiche circostanze che hanno provocato, il 17 luglio 2009, la Tua morte, sono ben note, per cui tralascio ogni possibile commento.
Un altro Caduto della  Legione Veneto si aggiunge, quindi, alla schiera di quanti, a cominciare da Enea CODOTTO, Luigi MARONESE, Michele ANGELINI, Alfredo COSTANTINI e Ciro DE VITA, si sono immolati, negli ultimi anni, sul fronte del dovere, sia in terra veneta, sia lontano da essa, come Enrico FRASSANITO. (Pagina 7 di 12 INFORMASAGGI)
Valerio, sei l’Ufficiale al quale noi, raccolti in  tacito e profondo dolore per la Tua prematura,  tragica scomparsa, abbiamo in quei tragici giorni  rivolto le parole di un ultimo inobliabile addio, per  cui hai saputo certamente presentarti al cospetto  dell’Eterno con una pienezza di vita e di opere che  Ti ha permesso di dire: “Signore, io ho vissuto la  mia vicenda di uomo da uomo, io ho fatto  fruttificare e ti rendo, Signore, centuplicati i  talenti che Tu mi affidasti”.
Noi ricorderemo sempre le tappe di un luminoso cammino  –  iniziato  da  adolescente  alla  Scuola  militare della Nunziatella, proseguito poi all’Accademia militare di Modena  –  volto  al  perseguimento di ogni più nobile ideale; d’un  cammino che, dall’alacre, studiosa giovinezza, Ti  ha portato alla meta di una feconda maturità, troppo presto troncata. Ti ricorderemo come  cittadino esemplare, ufficiale colto e valoroso,  umano e fermo, insigne per attaccamento  al  dovere, per preparazione, per intelligenza, per  capacità di responsabilità e di comando; il  carabiniere  che  seppe  profondere,  dovunque  e
sempre, in tutti i suoi incarichi –  per  citarne  i  più  recenti, le compagnie di Partinico e RomaMontesacro, il servizio allo Stato Maggiore della  Difesa, sino al recente conseguimento del titolo di Stato Maggiore  i  valori  della  Tua  alta  coscienza  e della Tua maturata perizia; il figlio, fratello e  marito devoto e incomparabile; l’amico affettuoso  e sollecito; l’uomo  veramente buono, preparato  per tutto quel ch’era  in Suo potere per soccorrere,  per alleviare, per confortare.
Una vita così piena di anima, d’ingegno e di  valore è stata troncata da una fatalità inesorabile;  e noi, di fronte alla Tua morte, Valerio, rimarremo affranti e piegati, se non sapessimo, come sappiamo, che Tu sei ora con Colui che numera le  stelle e ha creato gli abissi; con Colui nel cui seno nessuna lacrima d’uomo va perduta quando sia riscattata da quella fede nella quale fervidamente vivesti,  grazie all’insegnamento dei Tuoi cari genitori, sull’orma di Tuo fratello, sacerdote, in pienezza di sentimento con la Tua diletta moglie.
Le Tue spoglie mortali, Valerio, riposano nella Tua verde Umbria, a Città di Castello, che Tu tanto amasti, in una tomba celebrata , come dice il Poeta, “d’umane lodi e d’amoroso pianto”; ma lo spirito, lo spirito Tuo immortale, lo possiede, ora e
sempre, la luce dei Cieli.
Da lassù, certamente, continuerai a proteggere i carabinieri del Veneto, nel compito così difficile di tutela dell’ordine e della legge, i quali oggi si onorano di averti avuto nelle loro file, certamente il migliore, il più grande, il più valoroso di tutti, e
ti indicano ormai quale loro Guida e Maestro. Addio Valerio, nunc et semper!””
Generale Div.(aus) Raffaele Vacca
STORIA (da Wikipedia)
Entrato giovanissimo alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli (corso 1984-1987 "Grifo"[1]), viene successivamente ammesso all'Accademia di Modena con il 169º corso "Orgoglio", come Allievo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri.
Nel corso degli anni ha accumulato un notevole curriculum formativo, conseguendo tra l'altro quattro lauree (giurisprudenza, scienze politiche, sociologia e psicologia)[2].
Durante la sua carriera, è stato comandante di plotone alla Scuola sottufficiali carabinieri di Firenze, e successivamente ha comandato il nucleo operativo Milano Duomo e le compagnie Carabinieri di Bressanone, Partinico e Roma Montesacro.
Dopo aver svolto un periodo di servizio presso lo Stato maggiore della Difesa, ha frequentato con successo il corso Issmi (Istituto Superiore Stato Maggiore Interforze) presso l'Istituto Alti Studi della Difesa (IASD).
Immediatamente dopo tale periodo formativo, è stato trasferito a Vicenza in qualità di comandante del reparto operativo.
Appena cinque giorni dopo aver preso servizio, è intervenuto a fianco dei suoi Carabinieri per ridurre alla ragione un anziano armato ed in stato di squilibrio. Messosi a capo delle attività di persuasione, ha tentato di avvicinarsi e di ottenere la resa dell'anziano, il quale ha fatto fuoco uccidendolo.[3]
Per il comportamento tenuto di fronte ad un rischio evidente, gli è stata assegnata la medaglia d'oro al valor militare alla memoria con decreto presidenziale del 14 maggio 2010.[4]
Il 26 aprile 2011, la Giunta Comunale di Città di Castello ha deliberato di dedicare alla sua memoria una piazza del centro cittadino[5]. Il 17 luglio 2011, secondo anniversario della sua scomparsa, si è tenuta la cerimonia ufficiale di intitolazione a suo nome del Loggiato ex Bufalini e della piazza antistante[6].











 
 
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