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D'Alfonso Giovanni appuntato

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GIOVANNI D'ALFONSO APPUNTATO Nato a Penne (PE) il 7 febbraio 1930 Ucciso ad Arzello di Melazzo (AL) il 5 giugno 1975


Medaglia  d'argento al valor Militare alla memoria


  
con la seguente motivazione
Nato a Penne (PE) il 7 febbraio 1930. Appuntato dell’Arma dei Carabinieri.
Si arruolò nell’Arma nel 1948, ottenendo la promozione ad Appuntato nel 1968. Dopo aver prestato servizio in numerosi reparti nelle Regioni Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Piemonte, passò nel 1975 alla Stazione di Acqui Terme (AL).
Ucciso il 5 giugno 1975. Insignito della medaglia d’argento al Valor Militare “alla memoria”, il 28 aprile 1976.
Omicidio di Giovanni D’Alfonso
Il 5 giugno 1975 l’appuntato Giovanni D’Alfonso partecipò, con un ufficiale e un sottufficiale dell’Arma, a un rischioso servizio diretto a individuare il luogo di detenzione di un noto industriale sequestrato il giorno prima. Nel corso di un controllo a un casolare in Arzello di Melazzo (AL) - all’interno del quale era sospettata la presenza di malviventi - la pattuglia di cui faceva parte subì una violenta aggressione armata da parte di due terroristi che, dopo aver gravemente mutilato l’ufficiale e seriamente ferito il sottufficiale con il lancio di bombe a mano, tentarono di coprirsi la fuga sparando all’impazzata. Pur se già colpito alle gambe dalle schegge di uno degli ordigni esplosi, D’Alfonso riuscì egualmente a sbarrare la strada ai criminali, affrontandoli in un conflitto a fuoco. Lo raggiunsero più proiettili, ma continuò a far fuoco fino all’esaurimento delle munizioni, riuscendo a ferire uno degli aggressori. Grazie al suo valoroso comportamento, l’operazione poté concludersi con l’uccisione di una terrorista - appartenente alle Brigate rosse - e con la liberazione dell’ostaggio. Morì qualche giorno dopo (l’11 giugno). I terroristi autori del sequestro, dell’omicidio di Giovanni D’Alfonso e del gravissimo ferimento dell’ufficiale che dirigeva il servizio, sono stati individuati e condannati. Si accerterà che essi e la terrorista uccisa erano stati tra i “fondatori” delle Brigate rosse. La morte della terrorista sarà richiamata in un comunicato contenente anche il preannuncio di future, sanguinose “operazioni rivoluzionarie”.

 
 
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