Castelli Agostino capitano - anc eroi

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Castelli Agostino capitano

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Capitano Castelli Agostino deceduto a Bosa (Nuoro) il 17 gennaio 1848


Medaglia  d'oro al valor Militare  



Con la seguente motivazione:
Per la somma avvedutezza e coraggio singolare da lui spiegato nel dirigere e condurre la spedizione di Orgosolo, la quale ebbe felice risultamento. S.C. 12 settembre 1840. Orgosolo (Sassari), 8 gennaio 1840. Sardegna

http://www.carabinieri.it/Internet/Editoria/Carabiniere/2012/06-Giugno/Eventi/034-00.htm

Agostino Castelli Le medaglie d'oro


Così come il coevo e parigrado Gerolamo Berlinguer, il capitano Agostino Castelli (6 ottobre 1799 - 17 gennaio 1848) ha davvero rappresentato un baluardo eccezionale nel contrasto alla feroce criminalità che imperversava in Sardegna nella prima metà del XIX secolo. L'ufficiale svolse la sua opera nel Corpo dei "Cavalleggeri di Sardegna" che, nel 1853, sarebbe confluito in quello dei "Carabinieri Reali di Sardegna".

Bisogna dire che, in quell'epoca, la situazione dell'ordine pubblico era particolarmente difficile a causa degli sconvolgimenti sociali e politici derivati dai provvedimenti governativi tesi a modernizzare l'assetto giuridico dell'Isola, ove era ancora in vigore un regime feudale. Tra tali nuove norme ricordiamo la legge delle "chiudende" del 1820, che autorizzò la recinzione dei terreni, introducendo di fatto la proprietà privata, l'abolizione nel 1836 delle proprietà feudali - che vennero riacquistate in buona parte dallo Stato, ma con fondi provenienti dalle tasse - e, infine, molte altre leggi che contribuirono a frantumare equilibri economici consolidati. Alle nuove norme conseguì, da parte dei ricchi, una corsa all'accaparramento delle terre prima sfruttate dai contadini e soprattutto dagli allevatori, mentre l'esazione dei tributi, prima a favore dei feudatari, era ora assolta dallo Stato. D'un tratto, quindi, moltissimi allevatori e contadini, per i quali un tempo era stato semplice l'accesso alla terra, si trovarono in difficoltà dovendo, per poterla sfruttare, pagare consistenti fitti ai nuovi proprietari.

Era naturale, dunque, che su un simile turbamento economico e sociale speculasse l'irrequietezza dei non pochi criminali portati, per natura, alla trasgressione della vita nomade, in eterno conflitto con la legge e i suoi tutori. Furono numerosi in quel tempo gli individui che scelsero la strada del crimine, anche aggregandosi in bande numerose e agguerrite che giunsero a concretizzare reati tremendi e di dimensioni spaventose, quali l'assalto ad intere città per saccheggiarle.

La criminalità, inoltre, era favorita dall'intricata configurazione orografica dell'Isola, dalla carenza di strade, dal forzato abbandono al pascolo di molto bestiame, dal silenzioso favoreggiamento d'intere popolazioni terrorizzate dalla violenza e dalla minaccia di gravi danneggiamenti, dalla rappresentazione leggendaria - quasi una mitizzazione - del brigante quale vendicatore delle ingiustizie popolari.

Un'efficace azione di repressione del brigantaggio poté essere intrapresa allorché si creò nell'opinione pubblica la convinzione che lo Stato intendesse energicamente sanare tale piaga, punendo severamente i colpevoli e premiando chi fornisse indizi e operasse contro i fuorilegge. Di qui la necessità di impiegare notevole forza militare, a piedi e a cavallo, che controllasse i paesi, stabilisse dei cordoni per chiudere sbocchi e passaggi tra gli abitati, svolgesse specifica attività informativa e perseguisse instancabilmente i banditi fino a costringerli all'aperto conflitto.

Con tali regole operò il capitano Castelli, anche nell'episodio per il quale ottenne la Medaglia d'Oro. Nato a Cagliari nel 1799, figlio del Cavaliere Raffaele e di Donna Giuseppa Diana, già a 15 anni indossò l'uniforme di cadetto delle Guardie del Corpo; sottotenente di Fanteria nel 1821, sei anni dopo fu tenente nel Battaglione "Cacciatori di Nizza"; promosso capitano, nel 1839 transitò nei "Cavalleggeri di Sardegna". Con il grado di maggiore, concluse la carriera al comando della piazza di Bosa.

Il 15 luglio 1840 il capitano Castelli, grazie ad un accurato servizio di informazione e alla rapidità d'azione, era riuscito con i suoi Cavalleggeri ad agganciare una banda di malviventi - tra i quali quattro celebri latitanti - nei pressi dei monti di Orgosolo. Era essenziale intervenire sui criminali con la massima tempestività, cioè prima che essi riuscissero a dileguarsi nelle impenetrabili foreste ove avrebbero trovato sicuro riparo nelle caverne. Il capitano studiò velocemente il piano d'azione ed impartì precisi ordini: mentre il grosso dello squadrone a cavallo fissava frontalmente i malfattori, aprendo contro di essi il fuoco per rendergli difficile il movimento, Castelli con i pochi rimanenti uomini attaccava i briganti con un'inarrestabile carica, riuscendo a colpirli sul fianco e avendone ragione in breve tempo. L'azione fu così rapida e attuata con tale capacità che i Cavalleggeri non subirono gravi perdite, mentre la banda venne completamente sgominata e i quattro latitanti uccisi.

Agostino Castelli fu promosso maggiore e decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare: "Per l'importante spedizione da lui diretta il 15 luglio 1840 nelle montagne di Orgosolo contro facinorosi banditi, nella quale circostanza si distinse con intrepidezza e valore, facendo cadere sotto la forza quattro di quei banditi i più famosi, compreso Salvatore Tuffu che diventato era il terrore di quelle contrade e che nella zuffa rimase ucciso".

Il capitano Castelli è ricordato e ammirato ancora oggi - alla sua memoria è intitolato il Comando Provinciale di Cagliari - e l'eco delle sue gesta è rimasto sempre vivo, e non solo sulla sua Isola: egli è stato commemorato anche nel Calendario Storico dell'Arma del 2011, proprio a riguardo della grave piaga del Brigantaggio in Sardegna.

G. Barbonetti



 
 
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