Berlinguer Gerolamo capitano - anc eroi

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Berlinguer Gerolamo capitano

B

CAPITANO GEROLAMO BERLINGUER nato a Sassari, Sardegna il 21 marzo 1792
deceduto a Sassari il 04 dicembre 1869

 




 
Medaglia  d'oro al valor Militare  



Con la seguente motivazione:
Per i segnalati servizi resi al Governo e gli importanti arresti da lui fatti, con sommo coraggio, di facinorosi e banditi che infestavano le campagne dei contorni di Sassari, e particolarmente quello da lui fatto colla massima intrepidezza di Battista Canu inquisito del proditorio omicidio sulla strada maestra del Signor D. Felici Simi-Corda, nel quale arresto riportò egli tre pericolose ferite da arma da fuoco, sparatagli sopra dal sovrannominato assassino al momento del suo arresto. Sassari, 25 giugno 1835. Sardegna S.C. 14 novembre 1835.
STORIA
Da Grenoble al 1848
Che i malviventi non abbiano tregua
Non è un caso che, tanto la prima quanto la seconda medaglia d'oro siano state guadagnate in terre che prima del turismo erano dure ed alquanto inospitali. La Savoia altro non era che una zona montuosa e povera ai confini estremi del Regno, la Sardegna non era certo da meno: lo stesso fascino pittoresco e romantico percepibile in un'isola selvaggia ed aspra era francamente basato su una miseria spesso senza limiti. Chi si ricorda il film "Padre Padrone" può solo avere un'idea di cosa fosse la Sardegna agli inizi del secolo scorso. Certo, c'erano porti e città fiorenti e di antica tradizione come Cagliari e Sassari, ma il resto era ben diverso.
In questa condizione è facile intuire come il brigantaggio e la tradizione delle interminabili faide familiari potessero attecchire e prosperare. Ad inasprire ulteriormente la situazione c'era anche stata quella legge delle "chiudende" (1820) che aveva praticamente sottratto a pastori e contadini l'uso delle terre comunali, una consuetudine ed un assetto socioeconomico che risaliva ai tempi del medioevo. Non si trattava di un semplice puntiglio legalistico, erano zone indispensabili per la sopravvivenza di molte persone povere perché garantivano il godimento collettivo di coltivazioni, pascoli, legna da ardere. Tutto questo ebbe termine con la legge delle "chiudende", una legge in tutto analoga a quella britannica delle "enclosoures". Metodi più moderni di coltivazione capitalistica erano possibili solo così, ma agli occhi dei diseredati questa appariva una vera e propria rapina. Risultato: aumentarono le rivolte ed il brigantaggio conobbe una recrudescenza.

Il contesto in cui si inserisce la storia di Gerolamo Berlinguer, discendente di una nobile famiglia catalana, che come tutti i maschi cadetti della nobiltà locale aveva dovuto abbracciare la carriera militare per lasciare il grosso del patrimonio indiviso al primogenito.
Ad appena ventun anni diventa sottotenente nel reggimento della milizia provinciale di Sassari ed alcuni anni dopo comanda come capitano un battaglione di baracellari, una milizia locale istituita da re Carlo Felice che godeva dell'esenzione dal servizio militare vero e proprio. Ancora oggi i baracelli esistono con la funzione di guardie giurate.
Passato poi nel 1832 con altri exbaracellari nei neocostituiti cavalleggeri di Sardegna, il luogotenente Berlinguer aveva cominciato a conoscere a fondo tutti gli anfratti della provincia di Sassari. Fu un apprendistato duro, ma prezioso per muoversi alla pari con i latitanti.
Il latitante che era riuscito a darsi alla macchia, non solo era logicamente protetto ed aiutato da qualcuno in paese, non solo era in grado di sopravvivere in boschi selvaggi, ma aveva tutta l'esperienza e l'agilità necessaria per sfruttare ogni nascondiglio della foresta, Un tipico trucco sardo era di nascondersi immobili in un cespuglio, ed aspettare che l'inseguitore proseguisse oltre. Perciò chi non conosceva la zona e non aveva né pazienza né fantasia poteva al massimo ricorrere, come il viceré di Villamarina, all'incendio di un'intera foresta per stanare una banda di latitanti. Metodi di cui uno specialista antesignano di controguerriglia come Berlinguer poteva fare a meno.

Gli era bastata una piccola pattuglia, tre persone in tutto, per ritrovare un latitante omicida, Battista Canu, che aveva ammazzato qualche tempo prima, per motivi oscuri, un medico con una fucilata in un agguato. Canu sarebbe stato sorpreso nel sonno in fondo ad una grotta, se il suo fedele cane non si fosse lanciato su una figura che strisciava dietro un cespuglio. Per quanto forte ed addestrata, la bestia venne uccisa da Barlinguer con una coltellata al ventre.
Canu prese la mira e tirò al cespuglio sospetto. Un grido confermò che l'avversario era stato colpito, Canu si rifugiò in fondo alla grotta ricaricando in fretta il suo vecchio fucile a pietra focaia. Per la seconda volta Berfinguer, già ferito ad una spalla, gli intima di arrendersi ai cavalleggeri, altra fucilata cui rispondono quelle della pattuglia. Canu ricarica ed attende paziente che il nemico si scopra. Berlinguer decide, d'intesa con i commilitoni, di sfruttare il momento della ricarica. Dopo un altro scambio di fucilate i due della pattuglia serrano verso i lati della caverna senza essere scoperti. Bisogna attirare l'attenzione del bandito.

"Canu arrenditi!", una secca fucilati sfiora dolorosamente il fianco del luogotenente, ma in un lampo i due piombano su Canu mentre armeggia per ricaricare. Berlinguer entra finalmente nella caverna e Canu ne ,approfitta per un'ultima disperata mossa, perché all'inferno è meglio andarci in due. Raccatta il fucile e lo scarica in pieno petto al ferito.
All'alba del 25 giugno 1835, il luogotenente viene adagiato su una rozza barella ed affronta le operazioni chirurgiche. Per lui è la medaglia d'oro e la promozione a luogotenente in prima, ma soffrirà sempre per le ferite subite. Otto anni dopo deve lasciare il servizio per invalidità. A Canu non resta che l'impiccagione in piazza e una fossa anonima. Una storia di valore e di amarezza.


 
 
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